Il voto favorevole dell’Italia al Mercosur lascia perplessi. Il Parlamento europeo ha chiesto di rinviare l’accordo di due anni con il voto favorevole della Lega e quello contrario di Fdi e FI. Il governo «sovranista» della Meloni ed il suo partito ancora una volta sembrano non accompagnare i fatti alla retorica. E’ noto che, in generale, la globalizzazione favorisce la finanza che, da sempre e particolarmente oggi, è distruttiva nei confronti della economia reale. Il sistema finanziario, che gestisce i flussi di capitale che possono trasferirsi senza limiti, ha più interesse più a favorire gli scambi che a sviluppare la produzione dei territori. Ne vediamo le conseguenze nel settore agricolo anche in Umbria. Per esempio, in conseguenza delle distorsioni del liberismo, è più conveniente importare legno dall’estero che prelevarlo dai nostri boschi, garantendo la cura del territorio.
Il Mercosur è il Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano istituito nel 1991. I suoi membri sono Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Le importazioni attuali nelle UE riguardano principalmente i prodotti agricoli, mentre le esportazioni riguardano principalmente i macchinari.
Se lo scambio di beni è in generale un fatto positivo, non è però un dogma e va valutato in base alle situazioni concrete ed al bene comune di tutti gli interessati. Per esempio la nostra filiera agricola è una eccellenza, sottoposta a molte norme che tutelano la qualità dei prodotti e i consumatori. Aprire indiscriminatamente il mercato a chi non applica le stesse norme significa danneggiare i nostri produttori. I tedeschi, gestori egoisti e stolidi della Commissione e produttori dei beni più esportati nel Mercosur, non si preoccupano eccessivamente di questa realtà ma i nostri governi dovrebbero farlo. Perchè il commercio sia equo occorre che le filiere agricole abbiamo norme comparabili per quanto riguarda la qualità del prodotto e la tutela del consumatore. Bene ha fatto il Parlamento europeo, smentendo la Von der Leyen a ritardare di due anni l’applicazione dell’accordo per verificare meglio tutti gli elementi.
La questione però fa riflettere sulla necessità di politiche che favoriscano la conservazione e la rinascita di filiere produttive agricole specialmente nei territori marginali. Ricordiamo solo la filiera della carne, della canapa, del legno. Sono tentativi che nell’appennino si cerca di promuovere con la collaborazione dei comuni e della Università degli uomini originari di Costacciaro.


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