Il beato Paolo Giustiniani (1476-1528) è una figura importante, conosciuta da qualche specialista ma meno nota alla generalità dei fedeli. Era nato da una nobile famiglia veneta da cui provennero dogi e patriarchi di Venezia. Dopo varie esperienze e studio approfondito dei classici, il Beato Paolo Giustiniani lasciò la città lagunare per Camaldoli e poi, sempre alla ricerca dell’ideale eremitico che lo aveva conquistato come strada per la ricerca di Cristo, venne nell’Appennino dove raccolse nuovi compagni e altri monaci camaldolesi che lo seguirono da Camaldoli e da altre comunità che furono il primo nucleo del nuovo ordine presso l’eremo di San Gerolamo a Pascelupo. Esso continuava, in forme nuove, l’esperienza di San Romualdo.
E’ un santo i cui scritti, per varie vicende, sono stati pubblicati solo a partire dalla metà del 1900, grazie all’impegno di Eugenio Massa, ha riscosso nuova attenzione per la sua attività di riformatore che, in alcuni testi, anticipava alcune considerazioni sulla natura della Chiesa acquisite dopo il Concilio Vaticano II.
Fra i vari aspetti trattati dal beato nei suoi scritti vi è la riflessione sul rapporto fra eremitismo e apostolato.
Afferma il Giustiniani: «A proposito dunque della vita religiosa attiva e di quella religiosa contemplativa non è recente la discussione su quale sia più perfetta; e qualora io dovessi trattare questo argomento raccoglierei molte cose dette da diversi dottori., e crederei di poter dimostrare facilmente che la vita totalmente, per quanto è possibile alla fragilità umana, contemplativa è in sé più perfetta, perché mira all’atto di amare e conoscere Dio, che è il più perfetto e più utile al prossimo, benché la sua utilità non si veda, perché giova con l’esempio più di quanto altri non fanno con opere esteriori, e molto più con la preghiera di quanto altri non fanno con la predicazione.» 1
San Tommaso sosteneva invece che la predicazione, frutto della vita interiore, fosse superiore alla pura contemplazione. Per Giustiniani la vita contemplativa prevale.
Interessante vedere poi come un eremita approfondisse il tema dell’apostolato come elemento necessario della vita cristiana. ll beato vedeva la vita di solitudine non come una fuga dal mondo, ma come un modo per pregare per tutta l’umanità, portando davanti a Dio le colpe di tutti gli uomini oltre alle proprie.
I modi dell’apostolato in generale per il beato sono i seguenti:
- la preghiera
- l’esempio della vita
- la scrittura
- la predicazione
- i meriti
Preghiera
Apostolato della preghiera e dell’intercessione universale: L’atto centrale della vita eremitica è la preghiera, ma non è una preghiera ripiegata su sé stessa. Giustiniani vedeva l’eremita come un intercessore che, nella sua solitudine, piange davanti a Dio non solo per le proprie colpe, ma per quelle di tutte le creature umane, chiedendo perdono per il mondo intero. È una forma di “apostolato del cuore” che porta l’intera umanità davanti a Dio.
Esempio della vita
Per il Beato Paolo Giustiniani l’esempio della vita era fondamentale. Non siamo perfetti ma ci sono cose su cui gli altri ci giudicano. Il comportamento al lavoro, il rispetto della parola data, le virtù della giustizia, la temperanza e le virtù teologali, fede, speranza e carità sono fondamentali nell’esempio della vita.
L’eremita con la sua vita di dedizione a Dio faceva apostolato. E’ storicamente interessante vedere come, quando nel 1861 la stato massonico italiano espropriò i beni dei monaci coronesi, essi furono difesi dalle popolazioni umbre. Nell’eremo di Pascelupo la difesa ebbe successo.
Apostolato della penna e dello studio:
L’eremita non è un ignorante, ma uno studioso che si dedica alle Sacre Scritture e ai Padri della Chiesa. Questa attività intellettuale e di scrittura è di per sé una forma di apostolato. Scrivendo, l’eremita predica e insegna, rendendo il frutto della sua contemplazione accessibile a tutti, anche a coloro che non possono raggiungere il deserto. Lo studio e la penna diventano strumenti per evangelizzare. D’altronde, Giustiniani stesso fu un grande scrittore e redasse le Costituzioni della sua Congregazione. Scrivere mantiene nel tempo l’insegnamento dato e si afferma in molti luoghi diversi da quelli di origine. Il Giustiniani dice che l’eremita non ha tempo perché l’otium, cioè il non lavorare, è destinato allo studio, alla riflessione, alla scrittura. Fa l’esempio, da umanista, della grande efficacia degli scritti dei santi e anche di Aristotele.
Predicazione
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Per Giustiniani la predicazione era un modo di contemplazione e più volte si riferisce in questo a San Francesco, preso come esempio. La vocazione francescana, in apparenza, era contraria alla sua ma il beato la valorizza anche in relazione agli scritti di San Francesco che ne hanno mantenuto lo spirito e la santità.
Meriti
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Per il Beato Paolo Giustiniani, il merito come strumento di predicazione e apostolato non risiedeva nell’abilità oratoria, ma nella capacità di trasformare la propria vita in un’azione profetica silenziosa. La sua predicazione più efficace era la testimonianza di una vita dedicata a Dio, capace di parlare all’intera Chiesa attraverso la dedizione e la mortificazione nel cibo, nel sonno, nella dedicazione del tempo.
1Un eremita al servizio della Chiesa, Scritti del Beato Paolo Giustiniani. San Paolo edizioni


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