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I laureati e l’Umbria. Passiamo dai dati alle politiche

31 Ago, 2026
di Vincenzo Silvestrelli

Il patrimonio più importante per una collettività è quello umano. In un contesto di decremento demografico come quello umbro, questo elemento è ancora più significativo.

L’emigrazione dei laureati in Italia è un fenomeno «strutturale» in quanto si verifica da molti anni. Dal 2012 ad oggi si è passati dal 18% di laureati in uscita al 26%. I ritorni sono pochi. I dati più recenti, sebbene mostrino un leggero rallentamento delle partenze, continuano a dipingere il quadro di un Paese che fatica a trattenere i propri talenti, con conseguenze economiche e sociali significative.

Dalla Relazione Economico Sociale dell’Umbria del 2026 (RES) non si desume direttamente quale sia la percentuale di giovani laureati umbri che va all’estero. Uno studio della Camera di Commercio però lo approfondisce in dettaglio. Da alcuni dati del RES però si desume che il quadro dovrebbe essere analogo a quello nazionale perché compaiono alcune delle cause che provocano l’emigrazione.

Il rapporto afferma per esempio: «A un anno dalla laurea, la retribuzione mensile netta dei laureati perugini è pari a 1.446 euro, contro i 1.497 euro della media nazionale, con un differenziale negativo del 3,4 per cento . Le retribuzioni più elevate si registrano nell’area sanitaria, soprattutto in Umbria, riflettendo sia l’elevata domanda di queste professionalità sia il carattere fortemente professionalizzante dei percorsi formativi (Alma laurea 2025, p. 49). Seguono le discipline STEM, che, tra i laureati umbri, mostrano livelli retributivi inferiori del 9,3 per cento rispetto alla media nazionale.»1

Una delle cause della emigrazione è la remunerazione insoddisfacente. Le piccole imprese umbre difficilmente possono assorbire i giovani laureati ad in livello, anche retributivo, adeguato.

Un altro punto afferma:

« A un anno dalla laurea, risulta occupato il 77,1 per cento dei laureati perugini, a fronte del 79,5 per cento della media nazionale. Le opportunità occupazionali per chi si è laureato a Perugia risultano dunque nel complesso leggermente inferiori rispetto al contesto italiano. L’unica area disciplinare che fa eccezione è quella sanitaria e agro-veterinaria, caratterizzata da un tasso di occupazione più elevato rispetto alla media nazionale (87,4 per cento contro 86,8 per cento), anche in un’analisi per genere, oltre a rappresentare l’ambito in cui le probabilità occupazionali raggiungono il valore massimo per l’Ateneo perugino.»2

Si evidenzia perciò la maggiore difficoltà per i laureati umbri di trovare lavoro, anche se, in positivo, va sottolineato che il giovane laureato ha più possibilità di trovare occupazione rispetto agli altri.

Un altro tema su cui si potrebbe lavorare per trattenere giovani è quello dello smart working. Il lavoro a casa facilita il welfare familiare e la qualità della vita. La presenza di ambiti di oc-working con adeguati collegamenti informatici, potrebbe agevolare.

«Lo smart working risulta meno diffuso rispetto alla media nazionale (18,1 per cento contro 29,9 per cento), pur mostrando una forte concentrazione nelle aree STEM ed economico-giuridico-sociali . Al contrario, il part-time, anche involontario, è più frequente tra chi si è laureato a Perugia, e interessa particolarmente le discipline artistico-letterarie, caratterizzate da una maggiore diffusione dei contratti a termine.»3

Del problema dei laureati all’estero si è recentemente occupata la Camera di Commercio dell’Umbria. Nel comunicato del 16 agosto 2026, riassume la situazione :

«I nuovi dati ISTAT mostrano che nel 2025 il saldo degli italiani residenti in Umbria con l’estero passa da -1.203 a -687: il deficit si riduce del 42,9%, più del 36,4% nazionale. Un calo netto, anche se gonfiato dalle norme più stringenti varate nel 2024 sulle iscrizioni all’Aire. Ma tra il 2019 e il 2025 la regione la regione accumula un saldo migratorio complessivo di circa -2.700 laureati italiani di 25-34 anni, considerando insieme estero e movimenti con il resto d’Italia. Un secondo indicatore ISTAT, sui 25-39enni, registra in Umbria un saldo di -14,7 ogni mille laureati residenti, contro -6,2 in Italia: Marche -13,7, Toscana +0,3, Lazio +5,0; Perugia -12,0 e Terni -23,5. Nell’intero 2025, inoltre, solo l’8,1% delle quasi 70mila entrate programmate dalle imprese umbre richiedeva un titolo universitario, contro l’11,6% nazionale. »

Per ovviare a questa situazione non bastano le dichiarazioni di Regione ed Università, ma occorre avviare tavoli di lavoro, molto concreti, che sappiano creare un sistema di collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti (Regione, Università, Comuni, Imprese), mettendo insieme risorse e competenze.

1Elisabetta Tondini, Condizione occupazionale dei laureati, RES, p.210

2Elisabetta Tondini, Condizione occupazionale dei laureati, RES, p.203

3Elisabetta Tondini, Condizione occupazionale dei laureati, RES, p.207

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Vincenzo Silvestrelli

Vincenzo Silvestrelli

Presidente di Eticamente. Ha lavorato presso ELIS e presso Banca dell'Umbria