Il Blog di 

La filiera del legno: il bosco come risorsa sostenibile Euro Puletti

3 Set, 2026
di Roberta Antonini

L’incontro “La filiera del legno: il bosco come risorsa sostenibile”, svoltosi il 1° settembre 2026 alle ore 17:00 presso il Teatro Comunale di Scheggia (PG), ha fatto il punto sul ruolo centrale del patrimonio forestale per lo sviluppo ambientale ed economico dell’Appennino. Di seguito il resoconto dettagliato dell’intervento.

L’intervento di Euro Puletti: Eremo di Monte Cucco e cenni di economia agricola e forestale787059524 122106181959452240 283920486088604302 n

L’intervento del Prof. Euro Puletti Assessore alla cultura dell’Università degli uomini originari di Costacciaro ha offerto una suggestiva ed erudita ricognizione storica e botanica sull’Eremo di San Girolamo di Monte Cucco (o di Pascelupo) e sui Padri Eremiti Camaldolesi di Monte Corona, evidenziando come la presenza monastica abbia plasmato e arricchito la biodiversità e la gestione forestale dell’area dell’Appennino gualdese-eugubino.

Fin dalle origini dell’insediamento eremitico, l’aspro territorio contornante il romitorio ha rappresentato un importante nodo economico per i boscaioli e gli abitanti di Pascelupo. Le pendici nord-occidentali sono infatti caratterizzate da una vasta ed antica lecceta, storicamente utilizzata per la produzione del “carbon de leccia”, una delle qualità di carbone vegetale più pregiate in assoluto, come testimoniato dalle numerose “piazze da carbone” diffuse nell’area. Il leccio, albero sacro legato nell’antichità al simbolo dell’immortalità, ha probabilmente esercitato un’attrazione simbolica per la fondazione del primo sacello e del successivo eremo.

Accanto alla flora spontanea, che in passato ha visto anche la presenza della rara Betulla (Betula pendula) segnalata dal naturalista Luigi Paolucci nel 1890, la secolare cura dei monaci benedettini e montecoronesi ha introdotto importanti specie alloctone e alberi utili. La piantagione simbolo della sussistenza eremitica è rappresentata dai castagneti secolari, tra cui spicca l’esemplare di maggiori dimensioni dell’intero Parco del Monte Cucco, con una circonferenza alla base di ben 7,90 metri. Fino a circa il 1925, i monaci barattavano le castagne con i contadini e i pastori dei versanti appenninici.

L’economia dell’eremo era integrata da coltivazioni storiche come l’orto (‘L’Ortora’), la vigna montana e vari alberi da frutto tra cui noci, fichi e gelsi, questi ultimi verosimilmente impiegati nell’allevamento dei bachi da seta. Intorno all’eremo sopravvivono inoltre varietà rare di meli e peri inselvatichiti, come le “mele de san Giròllimo”, le “mela zitèlle” e il “melo pulajjòlo”, storicamente impiegate anche per la produzione locale di sidro.

Tra le essenze introdotte dai monaci per motivi ornamentali o gestionali si annoverano anche alcuni esemplari di Abete bianco (Abies alba), Platani plurisecolari lungo il Rio Freddo e tre maestosi Tigli (Tilia platyphyllos) in località Il Beato, autentici monumenti verdi con circonferenze comprese tra 4,00 e 5,10 metri. L’analisi di Euro Puletti dimostra come la secolare interazione tra l’eremo di Monte Cucco e la gestione agro-forestale locale costituisca un patrimonio storico, culturale e botanico di inestimabile valore, ricordandoci la necessità di tutelare e valorizzare i patriarchi vegetali e le risorse forestali dell’Appennino.
Intervento Puletti 1 settembre

0 commenti

Invia un commento

Roberta Antonini

Roberta Antonini