L’incontro “La filiera del legno: il bosco come risorsa sostenibile”, svoltosi il 1° settembre 2026 alle ore 17:00 presso il Teatro Comunale di Scheggia (PG), ha fatto il punto sul ruolo centrale del patrimonio forestale per lo sviluppo ambientale ed economico dell’Appennino. Di seguito il resoconto dettagliato dell’intervento.
L’intervento di Antonio Brunori (Segretario Generale PEFC Italia)
Dall’intervento di Antonio Brunori, Segretario Generale di PEFC Italia, emerge il valore della gestione forestale attiva: sostenibilità, economia locale ed efficienza energetica contro lo spopolamento delle aree interne.
Aprire nuove prospettive per i territori montani e trasformare il patrimonio boschivo in un motore di sviluppo sostenibile è il messaggio centrale emerso in occasione dell’incontro svoltosi a Scheggia.
Al centro del dibattito vi è quello che gli esperti definiscono il “paradosso forestale italiano”. Oggi l’Italia conta quasi 12 milioni di ettari di bosco, coprendo il 39% della superficie nazionale, ma a fronte di questa costante espansione il tasso di prelievo legnoso rimane tra i più bassi d’Europa, attestandosi tra il 18% e il 34% dell’incremento annuo contro una media europea del 62%. I nostri boschi non soffrono quindi di un eccesso di sfruttamento, bensì di un progressivo e pericoloso abbandono.
In questo scenario, la filiera bosco-legno-energia si presenta come una leva strategica per la transizione ecologica delle aree interne. Lungo la dorsale appenninica, dove oltre 3.000 comuni non sono raggiunti dalla rete del gas metano, la valorizzazione della biomassa locale rappresenta un’alternativa concreta per combattere la povertà energetica e garantire l’autonomia dai combustibili fossili importati.
La sostenibilità energetica della biomassa si regge su principi ben precisi e vincolanti, a partire dall’uso a cascata del legno, secondo cui il legname di qualità deve essere impiegato prioritariamente per prodotti a lunga durata in grado di stoccare il carbonio nel tempo, destinando all’uso termico solo gli scarti di lavorazione e le ramaglie. A questo si affianca la necessità di garantire la tracciabilità attraverso certificazioni di gestione forestale come PEFC o FSC e standard di qualità del combustibile come ENplus® e Biomass Plus®. Infine, il modello vincente non prevede mega-impianti, ma si basa su micro-reti di teleriscaldamento e caldaie ad alta efficienza alimentate da filiere cortissime entro un raggio di 15-30 km.
Riattivare la gestione forestale nelle aree appenniniche porta con sé un triplice vantaggio per il territorio. La cura del bosco riduce il rischio idrogeologico, previene gli incendi e tutela la biodiversità. Sul piano economico e sociale, la nascita di cooperative forestali e segherie genera occupazione reale e trattiene il valore sul territorio, contrastando lo spopolamento. Dal lato dei consumi, la sostituzione di GPL e gasolio con biomassa locale abbatte drasticamente la spesa energetica di scuole, ospedali ed edifici pubblici.
A dimostrazione della validità di questo approccio, durante l’incontro sono stati illustrati diversi casi di successo realizzati lungo l’Appennino, tra cui la Cooperativa Forestale Val Nure in Emilia-Romagna, la rete dell’Ospedale di Borgo Val di Taro e i numerosi interventi di riqualificazione in complessi scolastici, aziende agricole e strutture agrituristiche tra Umbria e Toscana.
Per trasformare queste esperienze virtuose in una prassi diffusa, le sfide prioritarie riguardano ora la semplificazione burocratica per la redazione dei Piani di Gestione Forestale, il pieno utilizzo delle risorse del Piano di Sviluppo Rurale e un sostegno convinto alle imprese e alle comunità energetiche locali. Valorizzare il bosco in modo responsabile significa, in definitiva, restituire energia, lavoro e sicurezza alle comunità della montagna italiana. BRUNORI La_Filiera_Bosco_Legno_Energia_con_casi_reali
