Dal passato monastico del Monte Cucco nasce il nuovo Manifesto programmatico dell’Associazione Eticamente per la protezione e la gestione ambientale del territorio.
Vogliamo ricordare una storia millenaria scritta sulle pareti di roccia e tra le chiome delle foreste del Parco del Monte Cucco. Essa narra di uomini capaci di abitare nel silenzio
Archivio storico/Manoscritto delle Costituzioni della Congregazione degli Eremiti di Montecorona (Cap. XIII).

pendenze più impervie dell’Appennino non per sfruttarle o depredarle, ma per diventarne i custodi attivi. È l’eredità della tradizione monastica che, secoli fa, ha saputo trasformare la ricerca del silenzio interiore in una vera e propria scienza agronomica e forestale precorritrice dei tempi , regalandoci quei “patriarchi vegetali” – come il Castagno con la sua circonferenza di metri 7,90 sopra l’eremo, Abeti Bianchi tra le località Ara dei Frati e Peràto Longo i Tigli monumentali del Beato o i noci selvatici delle Balze del Col del Nasséto – che ancora oggi ammiriamo, come riportato negli studi del Prof.Euro Puletti.
Le radici del nostro Manifesto: il quaderno autografo del Giustiniani con le Quotidianae Cogitationes, riprodotto da BeWeb

Da questa radice profonda ed eccezionalmente attuale, l’Associazione Eticamente ha dato vita alla sua nuova “Carta d’Intenti e Manifesto Etico per l’Attività di Protezione Ambientale”. Un documento programmatico che sceglie come guida e intercessore il Beato Paolo Giustiniani (1476-1528), l’uomo che già nel 1520, nelle sue Constituzioni, codificò una norma forestale tassativa: l’obbligo di curare i boschi affinché venissero «più tosto allargati, & cresciuti», imponendo la piantumazione di migliaia di nuovi alberi ogni anno.
Perché il passato parla al nostro presente?
Il Manifesto di Eticamente non nasce per celebrare un’utopia astratta o per nostalgia del passato, ma per rispondere con precisione scientifica e responsabilità morale alle emergenze del nostro tempo: l’abbandono delle aree interne, il dissesto idrogeologico e la piaga devastante degli incendi estivi.
Il Manifesto di Eticamente non nasce per celebrare un’utopia astratta o per nostalgia del passato, ma per rispondere con precisione scientifica e responsabilità morale alle emergenze del nostro tempo: l’abbandono delle aree interne, il dissesto idrogeologico e la piaga devastante degli incendi estivi.
Attraverso tre pilastri operativi, l’Associazione intende dimostrare che la natura non si tutela escludendo l’essere umano, ma valorizzando il suo lavoro onesto. Dalla gestione trasparente e democratica dei beni comuni (ispirata alla storica “Regola della Ruota” montecoronese, dove il potere era un servizio temporaneo a termine) fino alle azioni concrete di manutenzione dei sottoboschi e dei sentieri storici come la Strada della Vigna, la presenza dell’uomo si rivela la prima e più potente opera di protezione civile. Prendersi cura della terra non è un costo assistenziale, ma un dovere di giustizia sociale. Un impegno condiviso per il territorio Con questo Manifesto, che sarà presentato ufficialmente alla cittadinanza durante gli appuntamenti e le feste di settembre a Scheggia e Costacciaro, Eticamente lancia un patto di reciprocità e legalità a tutta la comunità, ai tecnici, ai boscaioli e alle istituzioni locali. L’obiettivo è tracciare percorsi accessibili di sviluppo sostenibile, ridando voce a una storia che ha già dimostrato, su queste stesse montagne, che l’armonia tra uomo e natura è possibile. Unendo la precisione della scienza forestale alla profondità della custodia del Creato, lavoriamo insieme affinché le nostre montagne tornino a essere un presidio sicuro di civiltà e uno spazio in cui le nostre comunità possano ritrovare stabilità e futuro.
Di seguito, pubblichiamo integralmente il testo della Carta d’Intenti e Manifesto Etico per l’Attività di Protezione Ambientale dell’Associazione Eticamente, completo di tutte le fonti storiche e scientifiche.

CARTA D’INTENTI E MANIFESTO PROGRAMMATICO
Sotto la Custodia del Creato: l’Associazione Eticamente sceglie il Beato Paolo Giustiniani come intercessore e guida
L’Associazione Eticamente fonda il proprio agire su una certezza radicata nella storia e scritta nel paesaggio dell’Appennino: la cura della terra è un atto di dignità umana, di responsabilità scientifica e di profonda ecologia dello spirito. Nelle fenditure ardue e selvagge della Valle dell’Eremo di Monte Cucco, la tradizione monastica ha saputo dimostrare concretamente come l’uomo possa abitare la natura diventandone il custode attivo, e mai il padrone. Lì si è compiuto quel miracolo millenario in cui la ricerca del silenzio interiore si è tradotta in manuali di selvicoltura, in rimboschimenti sistematici e nella tutela attiva dei versanti montani.
Per questo l’Associazione Eticamente sceglie il Beato Paolo Giustiniani (1476-1528) come proprio intercessore e guida: perché nella sua figura e nelle sue Constituzioni la mistica sposa la scienza agronomica, e la custodia del Creato diventa una Regola di vita valida ancora oggi. Come documentato dagli studi storici sulla Congregazione degli Eremiti di Montecorona, la scelta di insediarsi in luoghi montani impervi come l’Eremo di San Girolamo a Pascelupo rispondeva alla ferrea volontà di non sottrarre terre fertili all’agricoltura dei contadini, preferendo curare, bonificare e rendere fecondi i boschi selvaggi, trasformandoli in centri di irradiazione sociale e ambientale per l’intero territorio.
Intendiamo legare ogni nostra futura azione a questa straordinaria eredità, raccogliendola attraverso tre pilastri etici e operativi per rispondere alle urgenze del nostro tempo e delle nostre comunità:
1. La coltivazione rispettosa del bosco e l’uso sostenibile: La Regola dell’Allargare.
Nelle sue Constituzioni del 1520, il Beato Paolo Giustiniani scriveva una norma tassativa per i suoi monaci: essi devono avere «grandissima cura, & diligenza, che i boschi (…) non siano scemati, ne diminuiti in niun modo, ma piu tosto allargati, & cresciuti». L’uso sostenibile per noi ha radici antiche e sterminate: la regola del Giustiniani imponeva infatti l’obbligo di «piantare ciascun anno quattro o cinquemila alberi», vietando di intaccare il patrimonio comune1.
Questa cura non cercava il profitto cieco che “arraffa tutto il campo”, ma si declinava nella delicatezza di saper raccogliere con gratitudine le «spighe cadute dai mietitori»2, valorizzando ciò che è piccolo, fragile e apparentemente marginale. Oggi questa delicatezza è una realtà scientifica ed ecologica: la secolare selvicoltura dei monaci ci ha consegnato “patriarchi vegetali” unici nel Parco del Monte Cucco, come i tre tigli monumentali in località Il Beato, i noci selvatici delle Balze del Col del Nasséto3 e la straordinaria biodiversità del castagneto da frutto, custode del raro Genotipo U, i cui alberi misurano quasi otto metri di circonferenza alla base. Sostenere la coltivazione rispettosa significa oggi ereditare questo obbligo: curare il bosco affinché cresca e continui a generare frutti e vita. L’ecologia per l’uomo: La presenza operosa che migliora la natura e previene gli incendi.
2. L’ecologia per l’uomo: La presenza operosa che migliora la natura e previene gli incendi
Contro un’ecologia astratta e ideologica che vorrebbe l’uomo come un elemento estraneo o dannoso per l’ambiente, noi rivendichiamo un’ecologia antropica, sociale e solidale: la natura raggiunge il suo compimento armonico con la presenza dell’Uomo e per mezzo del suo lavoro. La storia della Congregazione ideata da Paolo Giustiniani dimostra che quando l’eremo e le comunità montane sono vivi e operosi, la montagna è protetta. L’abbandono odierno delle nostre aree interne è il primo responsabile del degrado boschivo, del dissesto idrogeologico e della fragilità del territorio4.
-
Manutenzione e Protezione Civile contro gli incendi: Un bosco pulito, curato, vissuto stabilmente dai boscaioli e regolamentato secondo i giusti criteri storici di diradamento, manutenzione dei sentieri e gestione delle acque, costituisce la prima e più potente opera di protezione civile e lo scudo più efficace contro la piaga devastante degli incendi estivi.
-
La dignità del lavoro a fronte alta: Raccogliamo la fierezza antica della tradizione eremitica che invita a «passare a fronte alta tra gli oziosi». C’è dignità profonda nel lavoro onesto dei boscaioli, degli agricoltori e dei tecnici che fanno manutenzione, ripristinano i cammini (come l’antica Strada della Vigna ricavata nella roccia) e difendono attivamente le pendenze dell’Appennino3. Prendersi cura della terra non è un costo assistenziale, ma un dovere di giustizia sociale che garantisce la sicurezza, l’economia locale e la continuità delle comunità di Scheggia, Costacciaro e delle nostre montagne. 3. L’attualità del Codice Forestale del Giustiniani: Trasparenza, Democrazia e Giustizia
La «Regola della vita eremitica» scritta dal Giustiniani nel 1520 e la successiva evoluzione della Congregazione rappresentano, di fatto, il primo compendio organico di legislazione e sostenibilità forestale della nostra storia. La sua straordinaria attualità sta nell’aver unito indissolubilmente l’etica all’economia. Nessuno può sfruttare il bosco a proprio piacimento o per interesse privato: le Constituzioni imponevano che ogni decisione avvenisse con la «speciale licenza del Capitolo», ponendo la sovranità dell’assemblea e il bene comune al di sopra di ogni personalismo.
La Regola di Montecorona custodisce un principio di eccezionale modernità sociale: «Il superiore dell’oggi è il suddito del domani». Questa “Regola della Ruota” imponeva una rotazione stretta e temporanea di tutte le cariche di governo, insegnando il distacco totale da ogni logica di prevaricazione e ricordandoci che il comando e la gestione delle risorse sono esclusivamente un servizio a termine, un prestito di cui rendere conto alla comunità e a Dio. Davanti a un principio etico e a una legge giusta, siamo tutti «eguali di fronte alla Regola»5. Il messaggio del Beato è un faro per il nostro presente: la gestione del patrimonio forestale deve essere un patto di trasparenza, legalità e reciprocità, dove l’economia serve l’uomo senza calpestare o distruggere il Creato.
Orizzonte ed Azione Associazione Eticamente
Ripartendo idealmente da quella Strada della Vigna ricavata orizzontalmente sul monte, che serviva agli eremiti per muovere il passo in piano tra le rocce scoscese, l’Associazione Eticamente si impegna a tracciare percorsi accessibili di sviluppo sostenibile, legalità e valorizzazione ambientale.
Non stiamo proponendo un’utopia astratta, ma stiamo ridando voce e nuova linfa a una storia secolare che ha già dimostrato, su queste stesse montagne, che l’armonia è possibile. Unendo la precisione della scienza agronomica e forestale alla profondità della responsabilità morale, lavoriamo affinché le nostre montagne tornino ad essere un presidio sicuro di civiltà e affinché la terra – fecondata dalla sapiente cura che ci è stata tramandata – torni ad essere lo spazio in cui, finalmente, «riposerassi l’animo stanco».
1https://fonteavellana.it/wp-content/uploads/2022/05/La-regola-della-vita-eremitica-ovvero-le-Constituzioni-Camadolensi.pdf pag.3
2 https://archive.org/details/lacongregazionec00lugauoft/lacongregazionec00lugauoft/page/10/mode/2up pag.10
3 EREMO DI SAN GIROLAMO DI MONTE CUCCO O DI PASCELUPO DEI PADRI EREMITICAMALDOLESI DI MONTE CORONA: CENNI DI ECONOMIA AGRICOLA E FORESTALE di Euro Puletti



