Abbigliamento e tessile in Umbria nel dopoguerra: dall’autoconsumo al mercato globale: resoconto

da | 20 Apr, 26 | Economia, Convegni, Eventi

17 aprile 2026   Istituto Italiano Design, Via XX Settembre, 63 Perugia

Il settore del tessile e dell’abbigliamento in Umbria è stato particolarmente importante, specialmente nella provincia di Perugia. L’ISUC, in collaborazione con l’Associazione Eticamente, ha organizzato un convegno sul tema «Abbigliamento e tessile in Umbria nel dopoguerra: dall’autoconsumo al mercato globale», che si è svolto nell’aula magna dell’Istituto Italiano Design. Ha portato il suo saluto la prof. Anna Maria Russo, presidente dell’Istituto, che ha sottolineato come l’Umbria sia una regione che fa ancora scuola nel settore della moda. Il presidente dell’ISUC, prof. Alberto Stramaccioni, ha voluto ricordare che l’Istituto sta facendo anche iniziative sulla storia economica, difficile da approfondire anche perchè l’Umbria, è stata caratterizzata dalla presenza di piccole imprese che talvolta non hanno cultura manageriale ma che sono però creative e flessibili. Conoscere la storia economica è importante anche per orientare le politiche di sviluppo.

Gli interventi sono iniziati con la prof. Sandrina Maggioli, Docente di Tecnologie del prodotto moda nell’Istituto, che ha sottolineato il ruolo di Luisa Spagnoli nella creazione dell’omonima impresa tessile, partita con l’utilizzo della lana d’angora, proveniente da una razza di conigli originaria, probabilmente, della Turchia. L’angora è una fibra caratterizzata dalla leggerezza e dalle proprietà di coibentazione della fibra per la presenza microscopica di particelle di aria al suo interno. La docente ha descritto lo sviluppo del logo della Luisa Spagnoli che si affermò a partire dagli anni ‘50 e le iniziative di welfare assunte per le operaie (asilo, scuola, piscina, centro di dopolavoro). La Spagnoli produceva la angora attraverso la pettinatura dei conigli, senza uccisione o strappo del vello, con una sensibilità «moderna» verso questi animali. L’imprenditrice era creativa e spesso scambiava personale e iniziative fra le aziende a cui aveva dato origine. Come esempio si può portare un uovo pasquale di cioccolata al cui interno, come dono, si trovavano guanti femminili di angora. L’ing. Alfredo Mattiroli, ha raccontato la storia della sua esperienza professionale all’interno del settore della moda. Iniziò le sue esperienze nel Lanificio di Somma, famoso per le sue coperte, dove svolse attività sia tecnica che commerciale. Iniziò la sua carriera manageriale nel gruppo Cerruti incrementando lo sviluppo del Marchio Hitman, leader all’epoca del pret a porter maschile, collaborando con un giovane Giorgio Armani, dipendente anche lui della Cerruti. Si trasferì in Umbria, dopo aver conosciuto ad una cena a Milano, Fernando Ciai, all’epoca, con l’ICAP, un eccellenza nella maglieria in Italia, che voleva trasformare la gestione dell’azienda, da familiare a manageriale. Con il tempo questo processo si dimostrò arduo da conseguire, inducendo Mattiroli a tornale al nord.

Successivamente l’incontro con Umberto Ginocchietti, lo riportò in Umbria, anche per l’entusiasmo che questo imprenditore sprigionava Di nuovo a Perugia come Strategic and marketing manager, supportò una prima internalizzazione del marchio.

Rimanendo l’azienda ancora troppo familiare e padronale, passò alla Direzione Generale della IGI,dove un moderno Ilvio Giannoni, gli diede carta bianca. Lavorò  con licenze di Valentino e Coveri e si creò un ufficio in Germania. La collaborazione terminò per la morte di Giannoni. Iniziò una nuova collaborazione con Ginocchietti. Si aprirono filiali a Düsseldorf, Parigi, Londra, e si ebbe una meravigliosa collaborazione con Sankio Seiko in Giappone. L’emporio Armani nacque a Bastia in questo periodo Nel 1984 Ginocchietti incomincio ad avere visioni diverse in ambito gestoniale con improvvisi «entusiasmi» volti a comperare IGI, che fece, ed Ellesse.

Mattiroli con le politiche di ampliamento avendo il gruppo un sano ed eccellente maglificio ed un lanificio a Ponte Felcino in piena salute. Fu contrario a queste scelte e diede le dimissioni. La malattia di Ginocchietti, che è stato il più grande visionario del settore   che abbia avuto l’Umbria nel settore della moda, causò il collasso della azienda già sbilanciata per le scelte contrastate da Mattiroli. A livello personale, Ginocchietti amava stare isolato, era introverso, timido e non partecipava alla vita sociale del mondo della moda, non viaggiava,e, nonostante questo, è ricordato come un icona . Mattiroli proseguì il suo impegno professionale diventando «consigliere» delle aziende.

Nel 1985 nasce la Mattiroli Associati con base a Perugia basi internazionali a Lugano e Hong Kong. Diventò consulente di alcuni gruppi. (Genny ad Ancona, Antonella a Carpi) Iniziò in particolare a strutturare una azienda, che contava pochi elementi, la Brunello Cucinelli, che si chiamava SMAIL e faceva «fason» per una stilista tedesca Iris Von Armin. Fu affascinante creare per questa azienda tutta la linea commerciale e portare  Cucinelli per la prima volta a New York, Londra, Parigi, Cina e Giappone. Poi si iniziò a lavorare con gruppi come HugoBoss, Regent,Van Laak, Mugler, Givenchy,Celine, Loewe, Diesel, Monclair, Herno, Zegna, Ferragamo, Gilmar, Daks,Versace, Armani, Calvin Klein, Prada. Mattiroli riusci, pur partendo dall’Umbria, ad avere un gruppo di clienti top sia come organizzazione sia con la sua seconda attività, come uno uno dei primi Head Hunting  della Moda.

La Mattiroli Associati ha continuato a lavorare fino al 2018, quando la multinazionale olandese Randstad volle acquisire la società come migliore realtà nella ricerca della moda E’ autore di un libro, «Cacciatore di sogni», presentato al Pitti Uomo, sotto il patrocinio  della Direzione della fiera, e a Parigi all’Ecole Superior de la Mode. Vinicio Bottacchiari, già Direttore centrale Gepi e Direttore Generale Sviluppumbria, ha evidenziato come il settore tessile sia stato caratterizzato dalla grande presenza femminile, sia dal punto di vista del numero degli occupati, l’80% degli occupati erano di sesso femminile, sia da quello della imprenditorialità, specialmente nel settore dei fasonisti. Oltre alla figura della Luisa Spagnoli, un’altra eminente figura di imprenditrice fu la contessa Franchetti. La modalità di organizzazione del lavoro nel settore abbigliamento era nella continuità con la tradizione mezzadrile, un lavoro da «famiglia spa». Il lavoro nel tessile, come nel settore del tabacco, fu una via di emancipazione delle donne in Umbria che seguì quella politica avvenuta con il diritto di voto. Il lavoro tessile a domicilio inoltre è stato uno «smart working» ante litteram. Con il lavoro da remoto la donna manteneva il lavoro di cura in famiglia, nel contempo integrando il reddito familiare. L’imprenditorialità umbra nasceva da questo «brodo primordiale» fatto di comunità familiare, legami comunitari e capacità di lavoro e sacrificio, che dava origine a filiere produttive che originarono PMI caratterizzate da una grande qualità.

Claudio Ricciarelli, ex dirigente CISL, è intervenuto tracciando la storia dell’impegno sindacale nel settore. Ha indicato come furono gli anni 70/80 quelli della massima crescita del settore della “moda” in Umbria. C’erano circa 50 mila addetti fra dipendenti e imprese, ed era il secondo settore, dopo quello meccanico, della manifattura umbra.
La provincia di Perugia ha rappresentato, in quegli anni, una sorta di 3° polo della moda in Italia dopo Milano e Firenze. Aziende importanti come Spagnoli (angora maglieria), Ellesse (abbigliamento sportivo), Ginocchietti (alta moda), Igi (calzature), Ingram (camiceria), Ciai (intimo), Lebole (classico), Lanificio di Ponte Felcino e Cotonificio di Spoleto (tessuti) insieme ad un fitto e diffuso sistema di piccole aziende, in gran parte terziste,  connesse con questi marchi importanti hanno contribuito a fare “grande” questo settore che ha prodotto valore, reddito e occupazione per oltre un ventennio. Oggi questo settore conta appena 12 mila addetti e poco più di mille imprese.
Per capire come e perché si sono persi in 30 anni l’80% di addetti si deve anche riflettere sulle cause di contesto internazionale oltre agli errori e limiti di carattere locale.
Cosa è successo nel Mondo fra l’inizio e la fine degli anni 90?
Prima, con la caduta del Muro di Berlino, oltre che riconquistare libertà e democrazia per molti Paesi e popolazioni dell’Est Europa si sono anche spalancate le porte al fenomeno delle delocalizzazione. selvagge.
Spesso le flessibilità nelle dinamiche commerciali e di mercato, la stagionalità tipica del settore, la stessa gestione degli orari di lavoro fortemente avvertita e diffusa nel settore, non è stata sempre accompagnata da processi di contrattazione condivisa e di scambi virtuosi di convenienze tra le stesse parti sociali nell’ambito della contrattazione aziendale tipo flessibilità verticale degli orari di lavoro e di impiego, riduzione degli stessi e difesa della occupazione (si pensi alla lunga vertenza sindacale con Ginocchietti sulla “banca delle ore”) che non è mai riuscita a prendere il verso giusto!
Poi c’è anche da dire che la stessa innovazione sui prodotti e modelli non è stata sempre a “perdere” occupazione. Un esempio è il caso felice di Cucinelli bravissimo nel trasformare in colori il kashmir e farne diventare un business capace di dare lavoro a quasi 10 mila persone in Umbria anche se non sempre
«è tutto oro ciò  che luccica»!
Una crescita esponenziale che, certo, non ha compensato le enormi perdite subite dal settore negli anni successivi al 90 ma almeno ne ha ridotto le conseguenze sociali.
Riocciarelli ha ricordato le centinaia di “Contratti di emersione” stipulati negli anni 80 per la graduale applicazione dei CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro) per i dipendenti delle piccole imprese terziste del settore in cambio della possibilità, per quest’ultimi, di beneficiare di una parziale fiscalizzazione degli oneri sociali.
Una delle più importanti campagne di sindacalizzazione di massa che poi ha portato anche alla costituzione dell’EBRAU (Ente Bilaterale Regionale dell’Artigianato Umbro).
Ricciarelli ha ricordato che è più che mai importante riflettere anche sulla storia di questo settore in Umbria non solo per ricostruirne e conservarne la memoria ma anche per estrarne delle indicazioni utili ad orientare le azioni necessarie per il presente e il futuro di un settore che ha fatto la storia di questa Regione e che può e deve, in essa, continuare a produrre ricchezza, reddito e lavoro.

Maria Luciana Buseghin, antropologa e saggista, ha presentato un quadro complessivo della produzione di tessuti di qualità in Umbria, arricchendolo con immagini e ricordando anche il ruolo delle comunità ebraiche deportate da Tito dopo il 70 d.C. nelle origini della tessitura umbra. Dal XIII al XVI secolo la produzione della «tovaglia perugina», dette origine ad una industria paleocapitalista che esportava in tutta Europa. Una tovaglia perugina compare anche nell’ultima cena di Leonardo. La relatrice ha poi fatto una breve rassegna dei centri più famosi come la manifattura di velluti Donini, la Scuola Ranieri di Sorbello, la Tela Umbra fondata nel 1908 dai Franchetti. Ha presentato le figure di donne intraprendenti che svilupparono attività, dando anche attenzione al welfare per le loro collaboratrici. Alcune esperienze sono state riprese tra 2002 e 2006 dalla Regione in collaborazione con ECIPA-CNA per rilanciare l’artigianato artistico.

Ivo Banella, già segretario CGIL del settore abbigliamento, ha descritto le vicende della progressiva sindacalizzazione del tessile, settore caratterizzato all’inizio da «peruginità», cioè da una visione provinciale e incentrata sul ciclo di vita dell’imprenditore. Era un mondo di lavoro essenzialmente femminile nella occupazione. Il lavoro a fason rendeva inevitabile l’alienazione del valore e la non crescita delle aziende. La creazione di un Centro Moda in Umbria non riuscì. Il sindacato favorì la flessibilità, pur tutelando i lavoratori, per sostenere la capacità delle aziende di stare sul mercato.

Faliero Chiappini, ex-dirigente CISL, ha sottolineato come il tessile sia stato diffuso quasi esclusivamente nella provincia di Perugia. La FILTA era la categoria CISL che si occupava del settore dal 1950 al 1987. La documentazione sindacale è raccolta nell’archivio regionale, organizzato dal sindacato anche in collaborazione con l’ISUC. In particolare sono contenuti i documenti relativi alla Spagnoli, il cui primo accordo integrativo fu firmato solo dalla CISL.

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Autore

Vincenzo Silvestrelli

Vincenzo Silvestrelli

Presidente di Eticamente. Ha lavorato presso ELIS e presso Banca dell'Umbria