Data: 22 Giugno 2026, ore 10:00
Sede: Università degli Studi di Perugia, San Pietro – Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali
Il convegno, moderato e coordinato da Vincenzo Silvestrelli (Presidente dell’Associazione Eticamente), ha segnato ufficialmente l’avvio del progetto finanziato dalla Regione Umbria denominato «Riattivazione della filiera del legno nei Comuni di Scheggia e Costacciaro». L’incontro ha inteso fondere la memoria storica e spirituale del monachesimo camaldolese con la moderna gestione e tutela agro-forestale dell’Appennino umbro, assumendo la salvaguardia del castagneto secolare situato sopra l’Eremo di San Girolamo come fulcro e modello per uno sviluppo economico sostenibile volto a contrastare lo spopolamento montano.
INTRODUZIONE E SALUTI ISTITUZIONALI
-
Prof. Antonio Boggia (Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie): Ha concesso l’Aula Magna della Facoltà e ha dato il benvenuto ai partecipanti, sottolineando l’alto profilo scientifico, culturale e l’assoluta rilevanza dei contenuti del convegno per la moderna gestione agroambientale del territorio.
-
Fabio Vergari (Sindaco di Scheggia e Pascelupo): Ha illustrato gli obiettivi della riattivazione della filiera del legno, rievocando l’importanza storica dei boschi locali, storicamente impiegati persino dalla Repubblica di Venezia per il proprio legname. Ha annunciato l’intenzione di attivare una cooperativa di comunità sul modello emiliano-romagnolo, in stretta sinergia con Confcooperative Umbria.
-
Prof. David Grohmann (Assessore all’Ambiente e Rigenerazione Urbana del Comune di Perugia): Ha portato i saluti della Sindaco, ponendo l’accento sulla necessità etica e strategica di coniugare passato e futuro nella pianificazione territoriale, ambientale e paesaggistica.
-
Natale Vergari (Presidente della Università degli Uomini Originari di Costacciaro): Ha evidenziato il secolare impegno dell’Università nella manutenzione delle proprietà collettive. Ha proposto l’inserimento del castagneto dell’Eremo di San Girolamo all’interno di percorsi turistici integrati di valorizzazione culturale e ha ricordato come la creazione di posti di lavoro stabili e specializzati per i giovani sia la chiave primaria per arrestare lo spopolamento delle aree interne.
RELAZIONI TECNICO-SCIENTIFICHE E STORICHE
1. SANTITÀ E TERRITORIO: L’EREMO DI SAN GIROLAMO
Relatore: Prof. Euro Puletti (Assessore alla Cultura della Università degli Uomini Originari di Costacciaro) ha tracciato un’affascinante e meticolosa ricostruzione storica del ruolo religioso e identitario dell’Eremo di Monte Cucco (heremus montis Cucchi):
-
L’Origine e la Laura: Partendo dalla tradizione che lo identifica come rifugio scelto da San Girolamo, l’eremo divenne, forse, intorno all’anno Mille una laura anacoretica improntata al rigore di San Domenico Loricato (la cui biografia fu redatta da San Pier Damiani).
-
Il Beato Tommaso da Costacciaro (1262-1337): Figura preminente che visse nell’eremo un’asperrima vita penitenziale per circa undici lustri, legando il proprio nome ai miracoli della moltiplicazione dei pani a beneficio di dieci cacciatori e della trasmutazione dell’acqua in vino per la celebrazione della messa.
-
L’Avvento di Paolo Giustiniani (1521): Frequentato a lungo da “romiti salvatichi” (eremiti privi di Regola), l’eremo passò nel 1521 al Beato Paolo Giustiniani, fondatore della Congregazione dei Camaldolesi di Monte Corona. Amico personale di Papa Leone X (dal quale ottenne i diritti sulla chiesa), il Giustiniani era transitato per Pascelupo già nel 1518 per venerare a Fabriano il corpo di San Romualdo.
-
Il Secretum Meum Mihi (1526-2026): Proprio tra le rocce dell’eremo, nel settembre del 1526 (esattamente 500 anni fa), il Beato ebbe un’illuminazione mistica che lo portò a completare il suo capolavoro letterario e spirituale, il trattato teologico “Secretum meum mihi”.
2. IL SEGRETO SACRO DELLE PIANTE: ERBORISTERIA E SIMBOLOGIA MONASTICA
Relatore: Prof. Aldo Ranfa (Già docente di Botanica dell’Università degli Studi di Perugia) già curatore dell’Orto Medievale del Dipartimento, ha aperto il suo intervento dedicando un commosso ricordo all’Abate Padre Giustino Farnedi, coltissimo benedettino dell’Abbazia di San Pietro. Ha poi svelato le funzioni ecologiche, simboliche e curative del patrimonio arboreo:
-
La Clausura Verde: Per i monaci il bosco circostante fungeva da vera e propria barriera naturale di protezione per garantire l’isolamento acustico e spirituale. I tagli del legname erano severamente disciplinati dal Codice Forestale Camaldolese per soddisfare unicamente i bisogni della comunità, introducendo l’obbligo di reimpianto.
-
L’Infirmarius e le Erbe Spontanee: La cura dei boschi e dell’orto era affidata all’infirmarius, addetto alla sanità dei confratelli mediante l’uso medicinale di foglie e cortecce. In epoche di carestia, le piante spontanee venivano raccolte a scopo alimentare per il sostentamento.
-
La Simbologia delle Specie:
-
-
Il Faggio: Dominante sull’Appennino, eletto a simbolo di conoscenza ed elevazione spirituale.
-
Il Tiglio: Sovente piantato per cristianizzare antichi siti pagani, simbolo della giustizia; il legno “sacro” era impiegato per intagliare i cori delle chiese, mentre i fiori offrivano tisane curative per il sistema nervoso e la digestione.
-
Il Castagno (“L’Albero del Pane”): Apprezzatissimo sia per l’alto valore nutritivo dei frutti (alimento ascetico perfetto che lasciava tempo alla preghiera) sia per la qualità del legname pregiato che offriva.
-
-
Bioenergetica Landscapes: Le intuizioni empiriche dei monaci trovano riscontro nelle moderne scienze bioenergetiche, che misurano l’impatto elettromagnetico positivo di alberi come tigli e castagni nell’abbattimento dello stress umano e nella rigenerazione del sistema nervoso.
3. ALLA RADICE DELLA GESTIONE FORESTALE: L’EREDITÀ ETICA DEI CODICI MONASTICI E LE SFIDE GLOBALI
Relatore Dott. Antonio Brunori (Segretario Generale PEFC Italia) ha sviluppato la relazione dal titolo «Alla radice della gestione forestale, l’eredità etica e codici di frati e monaci», offrendo un’ampia panoramica storica e geopolitica sul rapporto tra l’uomo e la foresta:
-
Dall’Uomo Preistorico ai Monaci: Ha ripercorso la storia del bosco, da risorsa saccheggiata nella preistoria a bene tutelato nel Medioevo. I monaci camaldolesi furono i primi in Europa a codificare norme scritte di selvicoltura sostenibile, intesa come dovere morale e protezione idrogeologica, rifiutando la logica del mero profitto.
-
Il Consumo nel Sud del Mondo: Brunori ha lanciato un forte campanello d’allarme, evidenziando il paradosso contemporaneo. Se da un lato la certificazione PEFC garantisce una gestione forestale virtuosa e rispettosa, dall’altro persiste a livello globale un consumo insostenibile di legname e suolo. Questo fenomeno alimenta la piaga della deforestazione selvaggia e delle conversioni agricole intensive, gravando drammaticamente sulle comunità e sugli ecosistemi più fragili del Sud del mondo. (azione tropicale, conversioni agricole intensive e sfruttamento incontrollato).
-
L’Attualità della Regola: Ha concluso che l’eredità etica di Paolo Giustiniani è la risposta moderna alle crisi ambientali. Certificare le filiere locali (come il legno di Scheggia e Costacciaro) significa applicare quell’antica responsabilità alle sfide della transizione ecologica..
4. IL PATRIMONIO CASTANICOLO UMBRO: BIODIVERSITÀ E BIOLOGIA GENETICA
Relatore: Dott. Mauro Gramaccia (3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria)
ha esposto i risultati scientifici derivanti dalle attività di monitoraggio e salvaguardia della biodiversità regionale, condensati nel volume n. 14 delle pubblicazioni del Parco 3A:
-
Il Registro Regionale e gli Agricoltori Custodi: Da 25 anni il servizio del Parco 3A-PTA mappa e tutela le varietà agrarie a rischio estinzione in conformità alla L.R. 12/2015. L’iscrizione richiede la dimostrazione di un legame storico continuativo con il territorio umbro di almeno 150 anni.
-
Mappatura e CNR di Porano: È stato eseguito il censimento e l’analisi morfologica e nutrizionale di 137 alberi di castagno plurisecolari in tutta l’Umbria, inclusi esemplari monumentali con oltre 7 metri di circonferenza individuati a Cascia.
-
La Traccia Genetica dei Monaci: Le analisi del DNA condotte sui campioni hanno permesso di ricondurre la miriade di denominazioni dialettali a soli 5 genotipi fondamentali. La quasi totalità dei castagni storici analizzati risulta geneticamente affine al “Marrone Fiorentino”, validando scientificamente la tesi storica del ruolo attivo dei monaci toscani nella propagazione del castagno in Umbria.
-
Il Caso della Castagna di Campitello: Presso l’areale di Scheggia e Pascelupo sono state studiate due piante secolari “gemelle”. Una di esse ha rivelato un profilo genetico unico e autoctono, denominato “Genotipo U”, dal quale è derivata la selezione della nuova “Castagna di Campitello”. La domanda formale per la sua iscrizione al Registro Regionale delle varietà protette verrà presentata entro il termine dell’anno corrente.
-
Criticità e Prospettive Future: Il comparto castanicolo regionale risente pesantemente degli impatti del cambiamento climatico, della polverizzazione fondiaria delle proprietà e della totale assenza di impianti di trasformazione in loco (la vendita si limita esclusivamente al frutto fresco). È indispensabile fare squadra per l’elaborazione di un Piano Castanicolo Regionale integrato, finalizzato all’istituzione di un marchio collettivo di tutela o al riconoscimento di una DOP.
CONCLUSIONI
In conclusione, l’incontro ha dimostrato come la ‘Santa Agricoltura’ di Paolo Giustiniani non sia solo un prezioso retaggio del passato, ma una bussola etica e scientifica quanto mai attuale, capace di guidare il territorio verso una transizione ecologica che sappia coniugare, oggi come cinque secoli fa, la custodia del Creato e il lavoro dell’uomo.
Roberta Antonini





